Il seguente argomento è dei più spinosi in assoluto, ma allo stesso tempo rappresenta la risposta a molte domande che tutti si fanno prima o poi.

Perché gli esseri umani si trovano nelle condizioni attuali? Come mai siamo capaci di esprimere genialità, immaginazione, intelligenza, comprensione, amore, insomma tutto ciò che di bello è in noi e al tempo stesso crudeltà, stupidità assoluta, rigidità senza scampo, disperazione, ferocia illimitata, avidità….. tutto ciò che esiste di peggio.
E poi: perché mai ci chiudiamo volontariamente in delle gabbie sociali senza scampo?

Perché sono accettati come socialmente normali comportamenti che, esaminati più attentamente, sembrano dettati da una strana forma di malattia mentale? Guerre, omicidi e violenze istituzionalizzate, devastazione del mondo in cui viviamo senza tenere in alcun conto la futura sopravvivenza della nostra stessa specie, razzismo nelle sue diverse forme….l’elenco è molto lungo.

Senza contare l’instabilità emotiva e mentale, la mancanza di una lucida visione dell’esistenza, i comportamenti individuali contraddittori.

Una spiegazione c’è; è insieme la più semplice e la più assurda. I nostri pensieri non ci appartengono, ciò che crediamo essere la nostra mente è in realtà la mente di un invasore, una mente aliena installata per uno scopo ben preciso.
Dico aliena nel senso di “altro da noi”,  non serve andare a scomodare gli extraterrestri: in questo mondo c’è già molto più di quanto noi crediamo. Il nostro parassita non è altro che un’altra forma di vita che normalmente non percepiamo, ma che, aggiungo, sarebbe in realtà percepibile. E’ l’uomo nero che vediamo da bambini, ma non possiamo seguitare a mantenerne la percezione perché altrimenti verremmo discriminati dai nostri simili, perciò anche noi scegliamo di smettere di percepirli.

I Toltechi anche in questo caso non mancano di fantasia e si sono divertiti a trovare i nomi più diversi  per definire questi esseri. Carlos Castaneda ne parla molto esaurientemente in “Il lato attivo dell’infinito”, descrivendo il momento in cui Don Juan Matus lo guida a percepirli, a vederli chiaramente, chiamandoli “voladores” (quelli che volano). E di nuovo ne parla Armando Torres in “Incontri con il Nagual”  e anche in “El secreto de la serpiente emlplumada”. Per cui non ripeto qui quanto già descritto da loro, cercheremo invece di fornirti ulteriori informazioni, utili.
Nel mio lignaggio vengono chiamati anche “suggeritori” e questo dovrebbe darti un’idea ben precisa di quello che fanno continuamente.

Perché non puoi spegnere i pensieri a volontà? Cioè, se il dialogo interno è parte di me dovrei poterlo controllare, almeno in qualche misura. Perché invece sembra un’impresa impossibile?

E’ semplice: perché i pensieri che ti arrivano non sono tuoi.
Questi esseri, i suggeritori, condizionano ogni nostro pensiero, sentimento, azione. Hanno plasmato l’intera nostra società e tutto questo con l’unico scopo di utilizzarci come fonte alimentare. Ci strizzano come limoni tirando fuori ogni goccia di energia utile, lasciandoci solo il minimo vitale.

Ci hanno fornito, tra l’altro, l’illusione di trovarci al vertice della catena alimentare, di dominare il mondo e di non poter essere soggetti ad alcuna forma di predazione. Questa convinzione agevola grandemente il compito del parassita.
Il controllo che il suggeritore ha su di noi infatti si basa essenzialmente sulla concentrazione dell’attenzione su noi stessi. Quello che nei libri di Castaneda viene definito come “senso di importanza personale”.

L’atto fondante, la decisione su cui un guerriero basa ogni sua futura azione è quella di disfarsi della mente aliena e quindi, questa guerra di liberazione, passa inevitabilmente attraverso la lotta alla concentrazione su se stessi.
Questa lotta non è affatto banale o semplice, in realtà è la vera battaglia che il guerriero conduce per riappropriarsi della totalità del proprio essere. La nostra immagine è stata nutrita e ingrassata per tanti, tanti anni. Gli vogliamo così bene, la viziamo da sempre, l’abbiamo viziata noi e l’hanno viziata i nostri genitori, gli amici, gli amanti, persino i nemici dando energia alle nostre esplosioni di autopietismo ed egomania…….l’unica azione che ha sempre contato nel corso della nostra esistenza come persone normali e socialmente accettate (nella sezione della società che interessa noi, cioè che soddisfa la nostra immagine) è l’infinita reiterazione di IO, IO, IO, IO,IO, IO, IO, IO, IO….…….
Siamo attaccati con le unghie e coi denti alla nostra immagine e a tutto ciò che la alimenta.

La nostra storia personale prima di tutto, gli vogliamo bene, che bel peso da portarsi dietro. Finiamo per raccontare sempre le stesse cose. E ci sembrano anche sempre interessanti o degne di venire condivise, mentre invece, nel tempo diventano una noia sterminata.
Poi, chiaro, tutte le amate abitudini, che ci rendono così riconoscibili……a chi?

La ripetizioni degli stessi cicli pensiero – sentimento – azione.

La difesa delle convinzioni personali fino a conseguenze estreme…..convinzioni peraltro accettate nel corso della vita essenzialmente come sostegno della propria immagine.

Il senso di importanza personale, che è più esatto definire come “attenzione a se stessi” continuativa e ossessiva ha fondato la nostra intera civiltà, le religioni, i miti, la scienza, le relazioni personali; tutto è costruito con l’unico scopo di adorare, ammirare, valutare, soppesare se stessi nella figura dell’uomo.
E poi convinzioni, convinzioni, convinzioni…..

Bene, iniziamo a smontare tutta questa costruzione.
Ricordati, per cominciare, che noi siamo esseri umani solo incidentalmente e questa casualità mantiene la sua presa solo attraverso le convinzioni che abbiamo messo insieme nel corso dell’esistenza. Tu sei solo la posizione del punto di unione, nient’altro.
Questa presa di coscienza però non può essere casuale. Ciò che mette veramente in fuga il suggeritore è lo sviluppo di una speciale disciplina che si genera dal centro per l’aspetto vibratorio dell’energia.

Ma come è possibile ottenerla?
Per mezzo di tutto ciò che fanno i guerrieri. In particolare la ricapitolazione, la contemplazione definitiva e tutte le parti dell’agguato che combattono abitudini e senso di importanza personale.

Un suggerimento pratico immediato…usa gli impulsi del suggeritore a suo svantaggio. I tuoi sentimenti canalizzano l’energia attraverso l’uso modulato dell’attenzione; non serve opporsi e avviare una lotta interna che andrebbe solo a suo vantaggio. Bisogna invece deviare la direzione dell’energia una volta che si sia resa disponibile. Così puoi usare gli impulsi del suggeritore per modificare lo stato della realtà, per muovere il punto di unione una volta che l’energia legata ad un determinato sentimento sia stata liberata dalla sua direzione abituale. Questa operazione si chiama “disciplina dei sentimenti” ed è uno dei nuclei fondanti dell’agguato.

I guerrieri, nella loro lotta di liberazione, traggono dalla mente aliena il massimo vantaggio possibile. Usano la sfida col suggeritore per mettere perfettamente a punto i fondamenti dell’agguato. Grazie alla loro disciplina e all’applicazione di un intento inflessibile essi riescono alla fine a realizzare una depressione energetica che costringe il suggeritore a fare una scelta definitiva: fuggire o dover cedere al guerriero la gran parte della propria disponibilità energetica….oltre ad altre cose utili.

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2 pensieri su “Il suggeritore

  1. lorenzo dice:

    Ciao Marco ho notato che questa manovra blocca il flusso “normale” dei sentimenti.
    Nei momenti in cui si sta originando una sequenza “classica” che può portare ad un meccanismo dispersivo (ad esempio sentimenti quali: risentimento/fastidio/disgusto/disapprovazione/giudicare negativamente qualcosa—-> che in seguito diventano collera/rabbia/ira/reazioni esagerate) inizio a contemplare con la massima attenzione possibile i “comandi” che mi arrivano, ciò che mi viene suggerito, le azioni interne/esterne da compiere.. come appunto ci fosse qualcuno ( e di fatto c’è..) che mi dicesse cosa devo fare. Il punto in cui focalizzo l’attenzione al massimo è dove ho messo la freccia (—–>)….. questa osservazione focalizzata ,ho notato, fa si che la progressione si interrompa, è come se “qualcuno” , l’artefice del piano, fosse stato beccato con le mani nella marmellata…(ho un pò questa sensazione) , e quindi non sapesse bene come comportarsi, questa cos’è ” contemplazione definitiva”? “agguato”?
    Grazie mille
    Un saluto

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