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Perchè tu abbia una maggiore comprensione della fonte di quanto è riportato qui e nel libro è necessario che io faccia un breve accenno alla natura del lignaggio a cui appartengo e a una sua differenza nel metodo didattico rispetto a quello di Don Juan e Carlos Castaneda. Per raggiungere questo scopo parlerò di Felipe Amezcua e del nagual Matias Esquivel.

Felipe Amezcua è la persona che mi ha unito in modo definitivo alla linea dei Toltechi, il mio istruttore per l’intento.
Felipe è di fatto un essere d’intento, con questo voglio dire che, per una sua predilezione personale, egli ha sviluppato una relazione privilegiata con il lato attivo dell’infinito. Per fare un parallelo (per chi conosce i libri di Carlos Castaneda) potrei dire che corrisponde a Silvio Manuel nel lignaggio del nagual Don Juan Matus.
Il gruppo di veggenti cui appartiene è composto da 16 persone, ma io ho avuto relazione nella prima attenzione solo con sei di loro. Con gli altri ho avuto a che fare solo in speciali posizioni del sogno, per cui nel sito e nel libro accenno esclusivamente ad alcuni di coloro che hanno trattato la mia rieducazione percettiva e culturale nella posizione ordinaria del sogno (ciò noi chiamiamo realtà). Questo non perchè io non voglia parlarne, ma perchè non mi è possibile nei limiti della sintassi descrivere certi accadimenti o condizioni; questo può essere fatto solo per mezzo delle corrette dislocazioni del punto di unione e quindi non certo in una pagina web.

Il lignaggio di Felipe Amezcua affonda le sue radici ai tempi in cui ebbe luogo la disfatta degli antichi veggenti ad opera di popoli invasori (non i conquistadores spagnoli ma invasori di molto tempo prima).

Alcuni gruppi di questi antichi veggenti sopravvissero al disastro e si riorganizzarono originando linee di conoscenza separate. Certi lignaggi si estinsero, altri perdurano a tutt’oggi. tutta questa storia è già stata raccontata da Carlos Castaneda. Ciò che interessa però  è che una di queste linee era quella con cui entrò in contatto Carlos Castaneda, un’altra quella con cui entrai in contatto io. Questi sono i lignaggi di veri Toltechi o meglio di veri cacciatori della libertà. Tutti questi lignaggi sono in realtà ancora connessi tra di loro, anche se esplorano differenti possibilità dell’infinito. In questo modo possono ottenere ulteriori occasioni per lo spirito dell’uomo, però nessuno di essi si discosta dalla meta comune che è quella appunto di conseguire la libertà.

All’inizio del XIX secolo, nel lignaggio che più di un secolo e mezzo dopo divenne quello di Felipe Amezcua, successe un fatto che costrinse a una revisione dei metodi utilizzati nella fase di apprendistato. In quel momento il lignaggio era guidato dal Nagual Matias Esquivel. Questi era un essere dotato di capacità davvero fuori dalla norma; anche per un Nagual.
Da quanto mi fu raccontato egli era riuscito ad annullare definitivamente ogni minima convinzione “umana”, si era svuotato fino a raggiungere una connessione totale e continuativa con le emanazioni terrestri. In qualche modo potremmo dire che aveva fatto di sè un piccola copia del pianeta che ci ospita.
Egli portò la tecnica del “colpo del nagual” alle sue estreme conseguenze. Scoprì che poteva manovrare il punto di unione non casualmente, solo per effetto dell’energia che l’apprendista riceve, ma dirigerlo invece con precisione verso aree prescelte, senza l’aiuto degli esseri inorganici.
Decise di guidare gli apprendisti in un’area di particolare valore ai fini dell’acquisizione delle conoscenze fondamentali per un guerriero. E’ una zona che intensifica ulteriormente la capacità di comprensione non razionale perchè concentra le caratteristiche dell’area della conoscenza silenziosa. Il problema è che tale apprendimento, benchè sia estremamente rapido ed efficace finchè ci si trova nei dintorni della conoscenza silenziosa, è molto difficile da riportare in modo altrettanto efficace una volta che si fa ritorno alla prima attenzione. Questo accade in particolar modo se tale posizione è stata raggiunta per mezzo di un intervento esterno a noi, in quel caso l’impresa diventa quasi impossibile. E’ proprio come non riconoscere la strada.
Nel caso specifico, una volta “ritornati” alla posizione ordinaria, gli apprendisti rimanevano vittime di uno stato di confusione che sembrava compromettere anche ogni progresso precedentemente acquisito.
In realtà, inizialmente, il metodo sembrava funzionare molto bene, perchè, per un certo tempo, la predominanza del corpo energetico ottenuta nella nuova posizione dava l’impressione che il praticante fosse in grado di padroneggiare le conoscenze acquisite. Questo originò una situazione molto critica, dato che il nuovo metodo di insegnamento fu portato avanti dal Nagual Matias inesorabilmente, fino ai limiti estremi possibili.
Ad un tratto vi fu un vero e proprio crollo negli apprendisti, potrei dire un contraccolpo o un rimbalzo: tanto erano andati avanti, tanto regredirono.

Tutto il gruppo del Nagual dovette fare ricorso ad ogni briciola delle proprie possibilità per recuperare la situazione. Dovettero anche andare a ricercare gli allievi che si erano dispersi, dimentichi anche solo dell’esistenza del Nagual e del suo gruppo o del Nagualismo stesso.
Il Nagual Matias si rese conto che ciò che veniva a mancare agli apprendisti era la giusta connessione tra agguato e intento. Si accorse anche che, indipendentemente dall’intensità con cui viene utilizzato, il colpo del nagual induceva sempre e comunque, negli esseri che ne erano sottoposti, una tendenza più o meno marcata a indulgere in caratteristiche personali non efficaci o anche nocive.

In seguito a tali avvenimenti il Nagual Matias decise di conservare il suo ruolo come guida, ma di lasciare all’uomo di intento la conduzione diretta dell’azione. In altre parole, in questa configurazione, il Nagual è l’essere che mantiene compatto il gruppo e ne orienta e sostiene l’intento unitario, ma l’applicazione pratica della strategia non può che essere compito di chi gode della più intima relazione con il lato attivo dell’infinito. Questo cambio di organizzazione portò anche a una revisione totale del metodo di trasmissione della conoscenza e dell’obiettivo finale del nostro lignaggio.
Di fatto, da quel momento, i guerrieri di questa linea cercarono con tutti i mezzi a loro disposizione di sganciarsi definitivamente dalla tradizione degli antichi veggenti, dai loro modi e soprattutto dall’influenza dei mondi degli esseri inorganici, almeno quelli ormai compromessi dalla modalità degli antichi veggenti.
Questo ha significato anche fare a meno dell’uso delle piante di potere, del colpo del nagual e di tutto ciò che induce forzatamente movimenti del punto di unione.
In particolare, il colpo del nagual, è stato sostituito con un sistema meno “invasivo”, che richiede maggiore partecipazione e quindi disciplina da parte dell’apprendista. Il Nagual Matias si rendeva certamente conto che, comunque, era sempre necessario fornire esempi o riferimenti per il movimento del punto di unione. Giunse però alla conclusione che l’opzione migliore fosse quella che, tali esempi, venissero seguiti volontariamente.
Il Nagual Matias scoprì una possibilità direttamente nella configurazione della terra. Ha a che vedere con i cosidetti “luoghi di potere” o (meglio) “luoghi di coincidenza”.
Si rese conto che la terra offre ai guerrieri la possibilità di eseguire movimenti paralleli del punto di assemblaggio direttamente con lei, ma anche che la stessa cosa può essere fatta tra esseri viventi sia della stessa specie che di specie diverse. In questo caso non si tratta di uno spostamento forzato ma della possibilità di scegliere di farlo seguendo il movimento dell’altro essere o l’accesso all’allineamento specifico (nel caso dei luoghi di coincidenza).
Per accedere a questa possibilità l’essere che deve seguire l’altro nel movimento deve essere disposto a farlo (quindi avere maturato la comprensione) e aderire all’intento specifico. Dunque sviluppare la giusta connessione tra agguato e intento.
A seguito di questo cambio il Nagual Matias potè riportare gli apprendisti verso quell’area di grande interesse che è connessa alla conoscenza silenziosa, ma facendolo in modo che essi stessi potessero acquisire la transizione. Così recuperarono anche le capacità perdute precedentemente e riuscirono, come si suol dire, a salvare capra e cavoli.

Ciò verso cui punta il mio lignaggio è trovare un allineamento del tutto svincolato dagli universi predatori: un mondo di esseri liberi.
Per ottenere tale risultato come dicevo, prima di tutto essi tentarono con ogni mezzo di sganciarsi nel modo più completo possibile dalla modalità degli antichi veggenti e dall’influenza degli esseri inorganici…….e ci riuscirono.
Tutto lo sforzo del lignaggio di Felipe Amezcua è concentrato nell’ottenere questa precisa connessione tra agguato e intento, sia nella posizione ordinaria che in quelle non ordinarie del sogno, sia trattando con i propri simili che con qualsiasi altro essere.
Per farlo gli apprendisti imparano ad accedere alle proprie risorse energetiche, gestirle, compattarle e canalizzarle fino a realizzare una corrispondenza con l’allineamento terrestre. In realtà, una volta ottenuto questo, non è più necessario alcuna guida umana.
La terra è un maestro sincero e infallibile.