DSC00059L’agguato a se stessi riesce impeccabilmente quando viene messo in atto dal proprio corpo energetico. Non può essere pensato, deve scaturire dall’applicazione costante e coerente di nuove angolazioni del punto di unione.
Le “angolazioni” del punto di unione non sono veri movimenti (tipo quelli che porterebbero ad allineare un nuovo mondo). Le sperimentiamo continuamente chiamandole stati d’animo ma nessuno ci ha mai detto un paio di cose. Che queste angolazioni sono guide per l’energia nella posizione ordinaria del punto di unione e che noi possiamo sceglierne la natura, l’intensità, la qualità.
Se consideriamo le angolazioni come guide per l’energia nella posizione ordinaria del punto di unione viene da sè che la capacità di disciplinarle all’interno di una visione strategica porta alla capacità di rendere disponibile energia e usarla con finalità non ordinarie.
I guerrieri utilizzano una serie di angolazioni che chiamano “principi o fondamenti dell’agguato”. L’amalgama coerente di questi fondamenti conduce alla follia controllata (chiaramente in contrapposizione a quella ordinaria, non controllata) e all’applicazione di una strategia in armonia con l’intento.

La risultante dell’applicazione dei fondamenti dell’agguato, cioè la follia controllata, non può essere pensata. Eppure non è qualcosa che esula del nostro controllo; un guerriero è pienamente consapevole di ciò che fa nell’ambito della follia controllata, ne ha una esatta visione strategica. Per lui però questa è pura azione, eppure contiene elementi attinenti alla razionalità assoluta che coincidono con il luogo della non pietà (o luogo dell’efficacia). Questo è possibile perché l’agguato, nella sua accezione più moderna, ha una imprescindibile e totale armonia con il lato attivo dell’infinito.

E’ quindi il caso esemplare in cui l’azione non corrisponde al linguaggio, corrisponde invece all’intento stesso. L’agguato a se stessi si attua in perfetta sintonia con l’intento come pura azione. Di fatto la follia controllata è prima di tutto l’unico modo per relazionarsi con se stessi in stato di consapevolezza intensa e l’agguato a se stessi diventa un atto reale solo quando ne abbiamo chiara la necessità. Cioè quando sappiamo senza ombra di dubbio che non possiamo sprecare neanche una briciola di energia o un attimo della nostra esistenza disponibile.

Tutto il resto sono solo discorsi; vuoti movimenti nell’ambito del dialogo interno.

C’è una manovra fondamentale che distingue un cacciatore. Per prima cosa egli contempla e “vede” la struttura della socialità. In accordo con l’intento e basandosi sui fondamenti dell’agguato sovrappongono la loro strategia a questa visione ricavandone una chiara linea d’azione. Lo fa eseguendo questa manovra molto speciale che costituisce il cuore stesso dell’agguato: i guerrieri usano la loro condizione di controllo e abbandono per lasciare che si liberi l’energia coinvolta negli aspetti sociali, poi fermano se stessi e usano la spinta prodotta da questa energia liberata per fare investire il punto di unione e quindi condurlo lungo una direzione totalmente nuova, libera dalla paura.  E’ così che i cacciatori usano l’agguato per manovrare il punto di unione in modo molto controllato e sicuro.

Un pensiero su “Agguato a se stessi

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