I FONDAMENTI DELL’AGGUATO – IL CONTROLLO (apparso su Bioguida)

I fondamenti dell’agguato constano di quattro attributi (o requisiti, o caratteristiche), sette principi (o orientamenti, o norme, o regole) e quattro modalità.

I quattro attributi sono stati d’animo del guerriero derivanti dalla disponibilità dei suoi centri di energia. Il controllo è collegato al centro per le decisioni, la disciplina è generata dal centro per l’aspetto vibratorio dell’energia, la pazienza dipende dall’area della volontà e infine il tempismo viene determinato dalla prevalenza del corpo energetico.

I sette principi sono comportamenti che si ottengono in conseguenza della consapevolezza della nostra condizione rispetto all’infinito.

Le quattro modalità sono posizioni del punto di unione.

Nessuna di queste opportunità si può ottenere con l’uso della mente, pensandola, ragionandoci sopra. Richiedono azione.

In questo articolo ci si occupa del primo attributo: il controllo.

Lo stato d’animo del guerriero è una miscela equilibrata di controllo e abbandono.

Per praticare l’agguato in modo efficace e leggero è necessario prima di tutto riuscire a cambiare angolazione, punto di vista. I cacciatori dispongono di un metodo per porsi di fronte alle vicende dell’esistenza, questo metodo però non è correlato alla comprensione puntuale dei concetti.

Quanto sto per spiegarti ti risulterà del tutto inapplicabile se cercherai di comprendere ed utilizzare queste regole nel modo consueto. Ciò che devi ottenere è la percezione totale, onnicomprensiva del flusso delle azioni nel mondo intorno a te. Per raggiungerla ti servono due cose. La prima è la distanza: se la tua faccia è appiccicata ad un sasso non potrai mai vedere la montagna. Questa distanza è argomento dell’agguato, dato che il sasso sei tu stesso.

La seconda è la visione dell’opera dell’intento.

Ciò che segue potrebbe sembrarti molto cerebrale, ma è solo perchè sei stato abituato a concepire la conoscenza come risultato del linguaggio.

Intendiamoci ora sul significato di “estrema pressione” che troverai di seguito: non si tratta necessariamente di avere alle costole qualcuno che sta cercando di ucciderci mentre attraversiamo a nuoto il rio delle Amazzoni. Più semplicemente abbiamo continue occasioni di sperimentare questa condizione nella vita quotidiana. Ciò che rende “estrema” la pressione è in realtà la nostra attenzione rivolta a noi stessi. In conseguenza di tale attenzione qualunque situazione che ci mette alle strette rispetto alla nostra visione del mondo e di noi stessi è già una condizione che possiamo definire pressante. Di fatto il nemico numero uno nell’applicazione degli attributi dell’agguato è il senso di importanza personale. Finchè ne siamo soggetti non potremo esercitare il controllo, nè applicare la disciplina, nè ottenere la pazienza, nè seguire il tempismo.

Esercitare il controllo significa ripulire il collegamento con l’infinito mentre si viene sottoposti a un bombardamento.

O anche controllo è mantenere lo stato d’animo del guerriero in condizioni di estrema pressione. Oppure possiamo anche dire che consiste nel mantenere il proprio scopo nella strategia prescelta nonostante tutto. O infine che esercitare il controllo significa rimanere abbandonati di fronte a ogni circostanza.

Questa è la definizione che preferisco, forse perchè riassume in sè la condizione di collegamento con l’intento e tutta la battaglia che il guerriero fa per rendersi disponibile al cambiamento. Per essere abbandonati in ogni circostanza è necessario esercitare il controllo totale su se stessi; so che può sembrare strano ma ora cerco di chiarirmi, se possibile.

Che cosa succede quando circostanze al di là della tua padronanza o della tua possibilità di equilibrio intervengono nella tua vita quotidiana? Qualche parte di te comincia a entrare in tensione, una forma di apprensione si accumula. Questa tensione, questa ansietà, non si manifestano semplicemente a livello fisico ma coinvolgono un agglomerato di emozioni, pensieri e sentimenti che iniziano a consumarci più o meno profondamente, più o meno consapevolmente. L’unico modo che abbiamo per rimanere abbandonati, e godere della lucidità che da questo stato di abbandono deriva, è permettere che l’energia fluisca, invece di aggrovigliarsi nel collo di bottiglia determinato dalla pressione dei nostri pensieri ed emozioni.

A questo scopo bisogna prima di tutto dispiegare la nostra attenzione e avere sotto il suo controllo l’insieme del nostro essere. Questo vuole dire che l’attenzione del guerriero, affinata dalle pratiche eseguite, coglie immediatamente il potenziale formarsi di blocchi energetici indotti dalle vicende quotidiane. A quel punto, attraverso l’uso modulato dell’attenzione, il guerriero interviene subito su se stesso. Questo intervento non deve consistere in un atto di repressione diretta nei confronti del meccanismo che si sta scatenando, altrimenti si genererebbe una produzione di preoccupazioni a cascata. Al contrario si tratta di accompagnare il fluire dell’energia con la propria attenzione, negandola al processo di crescita dell’apprensione e ricanalizzandola sulla presenza dell’intento e su una finalità predeterminata.

E’ l’attenzione che determina il fluire o meno dell’energia. E’ l’attenzione che nutre i nostri sentimenti, i pensieri, le emozioni, nel bene e nel male; questo ti dovrebbe essere palese, ma ciò che non ti hanno mai detto è che l’attenzione ti appartiene in toto e puoi farne quello che vuoi.

Questo significa anche che il guerriero deve avere già imparato a considerare se stesso come energia e che, di conseguenza, ha abbandonato la mortale abitudine di costruire un immagine di sè. Questa immagine, basata sull’ossessiva attenzione all’ego è stata sostituita da un lato con la consapevolezza della propria natura energetica, quindi dell’impossibilità di definire se stessi, e dall’altro con la coscienza della nostra precarietà, rispetto alla quale ogni atteggiamento di preoccupazione verso se stessi risulta pura follia.

Una volta ottenuto un tale stato di abbandono, attraverso l’applicazione del controllo, il guerriero disporrà di una speciale lucidità, derivante dal suo collegamento con l’infinito e non dall’uso della ragionevolezza. Questa lucidità gli darà la capacità di percepire le soluzioni migliori per le situazioni più assurde. Per mettere in atto queste soluzioni però dovrà ricorrere al secondo attributo dell’agguato, cioè la disciplina.

Ti ho messo a disposizione una serie di definizioni perchè tu possa avere un quadro più ampio possibile di che cosa intendano i toltechi con la parola controllo. Lo stato d’animo del guerriero è un equilibrio misurato di controllo ed abbandono, di tenersi e lasciarsi andare. Presuppone l’essersi liberati almeno degli aspetti più evidenti del senso di importanza personale: cioè l’avere già distolto in parte l’attenzione da se stessi ed averla invece rivolta al mondo intorno a noi. Senza questo non è possibile rendersi conto delle forze che agiscono sul nostro essere e quindi evitare di farci venire il latte alle ginocchia alla prima difficoltà. Normalmente tutto agisce su di noi deformando la nostra volontà.

Avere controllo significa mantenere la lucidità nonostante se stessi.

Possiamo anche dire di essere riusciti a raggiungere un buon grado di controllo sulla nostra esistenza quando si può affermare, senza ombra di dubbio, di essere in grado di fare scelte consapevoli e deliberate. E qui magari verrebbe da obiettare; ma io faccio già scelte consapevoli e deliberate. Ma, ne sei proprio sicuro?

Fare scelte consapevoli significa che abbiamo imparato a conoscere con precisione i meccanismi che regolano le nostre reazioni e ne siamo andati oltre, cioè non ne siamo più condizionati, quindi possiamo scegliere liberamente.

Fare scelte deliberate vuole dire che, scegliendo consapevolmente, lo facciamo in base a una strategia e non sulla spinta di motivi di convenienza o per paura.

Ora fai un esperimento. Cerca di realizzare il tuo livello di lucidità in circostanze fuori controllo. In effetti il controllo lo si mette alla prova quando la situazione è fuori controllo. Il controllo chiaramente (a questo stadio) riguarda te stesso non lo stato della realtà.

Ci sarà qualche situazione che abitualmente, quando succede, ti fa perdere le staffe. Il comportamento di qualcuno, oppure il non riuscire a fare od ottenere determinate cose o altro. Per perdere le staffe non intendo solo il caso di adirarsi fino a pestare i piedi per terra, ma qualunque moto emotivo fuori controllo: tristezza, ansietà, rinuncia, repulsione……ho specificato fuori controllo perchè un guerriero, se decide di provare queste emozioni, lo fa in totale consapevolezza e come scelta strategica.

Cerca quindi questa situazione attivamente e lasciati reagire come di consueto, quindi usa la contemplazione definitiva per avere una visione oggettiva e senza giudizio della tua condizione di lucidità mentre ha luogo la tua reazione abituale. Subito dopo ricapitola e poi contempla di nuovo l’avvenimento proiettandolo su uno sfondo neutro che funga da schermo di contemplazione. Cioè ti metti a contemplare qualcosa di sufficientemente uniforme (un muro, una siepe potata) e proietti la memoria fresca di ciò che è accaduto come un film. Il punto fondamentale è che tu non emetta alcun giudizio riguardo il tuo comportamento, ma ti limiti a prendere atto del tuo stato energetico. Questo semplice esercizio, eseguito in stato di contemplazione, fornisce al nostro corpo energetico gli strumenti per intervenire sul nostro livello di controllo.

In un discorso più ampio il guerriero analizza la propria situazione, i fattori esterni e le proprie reazioni, quindi stabilisce una strategia da applicare con finalità precise, che fanno parte del suo cammino; a quel punto agisce seguendo la sua strategia e su questa applica il controllo. E’ qui che entra in gioco la disciplina.

Un pensiero su “I FONDAMENTI DELL’AGGUATO – IL CONTROLLO (apparso su Bioguida)

  1. Fabio dice:

    ho imparato ad adoperare il controllo, la pazienza e la gentilezza come dici tu i fondamenti dell’agguato
    mi sto sbloccando man mano però so che è importante la ricapitolazione per recuperare l’energia che serve per ritrovare il silenzio interiore e la quieta ma la faccio con molta prudenza per non danneggiare i ricordi

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